Penelope Fitzgerald inizia la carriera letteraria piuttosto tardi, quando la maggior parte delle persone prende in considerazione la pensione e la possibilità di iniziare a tirare i remi in barca : sessant’anni. Dotata di un talento straordinario, scrive con eleganza e profondità prima ispirandosi alla propria vita e poi allontanandosene sempre più nello spazio e nel tempo. Quest’anziana signora  che amava dare di sé la schiva e rassicurante immagine di nonna con la borsa della spesa ha rivelato tutto il suo acume e la raffinatissima arte di scrittrice in nove romanzi che sono nove pietre preziose, rare perle di british understatement e lieve satira su ciò di cui si scrive: la vita, la morte e cose così.

Così dalla copertina dell’edizione del 2003, per Flamingo:

On Battersea Reach, a mixed bag of the temporarily lost and patiently eccentric live on hoseboats, rising and falling with the tide of the Thames.

Belonging to neither land nor sea, they belong to one another in a motley yet kindly society. there is Maurice, by occupation a male prostitute, by happenstance a receiver of stolen goods, by nature a friend to all. And Richard, an ex-navy man whose boat, much like its owner, dominates the Reach. Then there is Nenna, an abandoned wife and mother of two young girls running wild on the muddy foreshore. it is Nenna’s domestic predicament that, as it deepens, draws the relations among this disparate community together into more complex patterns.

This is an astonishing book. Hardly more than 50,000 word, it is written with a manic economy and a tamped-down force that continually explodes in a series of exactly controlled detonations.

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