– Quello che sto cercando di farti capire, – continuò lui, irritato – è che la carne che mangiavi pochi minuti fa è la stessa che sta provando a comunicare con noi quaggiù.

Il vodsel si curvò per terra, cancellando con la mano le impronte strascicate del suo furioso compagno. La sacca dello scroto svuotata, ancora sporca di sangue secco della castratura, oscillava avanti e indietro mentre lui spianava il suolo e spazzava via frammenti di paglia. Poi accostò una manciata di fili di paglia più lunghi e li unì insieme, li avvitò e li avvilupò per formare una bacchetta rigida, e iniziò a disegnare sul terreno.

– Guarda! – fece Amlis.

Isserley si voltò, angustiata, mentre il vodsel scarabocchiava conimpegno una parola di cinque lettere, avendo pure l’accortezza di disegnarle capovolte, in modo da renderle leggibili per chi si trovava dall’altra parte del recinto.

– Nessuno mi aveva detto che hanno una lingua, – si meravigliò Amlis, troppo stupefatto, sembrava, per arrabbiarsi. – Mio padre li descriveva sempre come vegetali che camminano su due gambe.

– Ma cosa significa? – insistette Amlis.

Isserley osservò il messaggio, che diceva PIETA’.