L’apocalittica ferinità umana

L’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili: il pessimista sa che è vero.

Per Davide Longo uno di questi giorni, domani, ci potremmo trovare privati di tutto ciò che diamo per scontato: senza casa, senza vestiti, senza soldi saremmo costretti a cercare una via d’uscita a piedi, nel gelo dell’inverno, senza cibo, senza aiuto possibile. Il paese è in stato d’assedio, le frontiere chiuse, le banche vuote, la benzina razionata. Branchi di cani affamati e feroci ci terrorizzerebbero e si sbranerebbero tra di loro, preludio alla ferinità animalesca di un’umanità ridotta alla lotta per la vita, dove la violenza, lo stupro, la prevaricazione del forte sul debole e l’umiliazione sono moneta corrente.

Un mondo utopico –  meglio, distopico – o non piuttosto una lucida riflessione sul mondo in cui viviamo?

A noi, abitanti del mondo ricco fatto di automobili e libri e cinema e musica da ascoltare a piacimento e relazioni sociali significative,  potrebbe succedere questo: di perdere tutto ciò che non vogliamo dare a quelli che non hanno mai avuto niente e per cui la legge dell’ homo homini lupus è ancora in vigore. Potremmo perdere tutto e anche rischiare la morte ogni giorno, dover mangiare quello che troviamo, dormire sulla nuda terra. Se fortunati, sopravvivere.

Quella di Longo è una riflessione che trascende il momento storico per divenire esistenziale: la sua è l’universale riflessione sulla condizione umana che prende forma sullo sfondo cupo di un viaggio attraverso una terra di nessuno, dove non esiste più regola, legge, principio. Sarà solo del singolo individuo, del disperato Leonardo che porta sulle sue spalle la responsabilità della vita di altri esseri più deboli di lui, cercare dentro di sé la risposta, la parola, la scintilla del bene che sola lo guiderà verso la salvezza. Le stelle brillano indifferenti sulla legge morale: la mitezza è la forza da contrapporre alla violenza brutale di umani animaleschi, bestie violente come solo il loro genere sa.

Gli animali invce sono solo vittime – come i cani ammazzati o abbandonati a sbranarsi  su un isola deserta – o rappresentanti di quella natura benevola e silenziosa che offre con discrezione e umiltà sostegno e conforto: il cane Bauschan salvato da cucciolo, il placido elefante indiano David e l’asina Circe accompagnano come spiritelli buoni il viaggio nell’orrore che porta alla salvezza finale: l’uomo ritorna ad uno stato primordiale ma ricco della consapevolezza della storia e del sacrificio – è la vita com’è e non come deve essere: vissuta e riflettuta ma non descritta in un libro. Senza compromessi. Pura.

Come una variazione di Bach suonata da Gould il romanzo è scritto dal basso verso l’alto: Good can immagine evil. But evil cannot immagine good. Solo mantenendosi verticale, non soccombendo, l’uomo è in grado di discernere con la testa e con il cuore, così trovando salvezza.

(L’uomo verticale, Davide Longo, Fandango libri, 2010)


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