Hiroshige


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Per realizzare le sue opre Hiroshige aveva bisogno di un editore che ne finanziasse la pubblicazione e di un team di artisti stampatori che preparassero e incidessero e tavolette di ciliegio per la stampa su carta di gelso. Di una xilografia può esistere più di una versione, più o meno fedele all’originale e il processo di stampa è molto lungo ed elaborato: prima vengono stampati i colori più chiari. Gli artisti xilografi si preparavano gli strumenti da soli: i pennelloni a setole di cavallo grattate sulla pelle di pescecane per renderne la “texture”  più irregolare ed assorbente e il tampone di corda di bambù e coperchio di strati di carta.

I colori usati sono i fondamentali: rosso (yoko), giallo, indaco, blu, nero e bianco. Tutti in polveri da mescolare con l’acqua. e tra di loro. I segni più o meno sottili sono incisi sulla tavoletta di ciliegio con scalpellini, sgorbie e coltellini che seguono la direzione impressa alla lama dalla mano destra, mentre la sinistra  guida e delimita il percorso, profondo o superficiale. Il procedimento per il risultato finale è lungo e laborioso e richiede estrema pazienza e precisione oltre che la capacità di riprodurre il tono e l’atmosfera evocata dall’artista.

Una stampa è alla fine un’opera collettiva che porta solo il nome dell’autore primo. I traduttori non sono citati – eppure senza di loro animali, paesaggi, scene di vita urbana non sarebbero per noi da vedere com’erano nella metà dell’ ‘800 sulla via dei templi intorno al monte Fuji.

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