l’animale che dunque sono


paola pivi

La bontà degli animali bianchi rinchiusi nell’ hangar. Una bontà tutta umana.

Another example of the sense of estrangement created by Pivi is Interesting (2006), for which she placed a collection of white animals, including horses, cows, llamas, owls, doves, guinea pigs, goats, lambs, dogs and more, to roam freely in a gallery for the duration of the exhibition, as the viewers walked amongst them.

Gli animali  ringraziano per il trattamento di favore.

We have used our distinctive personalities to delineate our mental qualities from those of non-human animals for centuries. But when we have more proof than ever of animals’ personalities, how do we continue to justify their suffering?

Humans tend to flatter themselves into thinking we are the only species on the planet with distinctive personalities — the exception being our pets to whom we ascribe complementary personalities to our own. This presumption about our uniqueness is so ingrained in our understanding of the concept of a personality, that if you look up the word “personality” in the dictionary, you’ll find this near the bottom of the page:
the quality or fact of being a person as distinct from a thing or animal

paola pivi

Davvero questa è un’opera d’arte?  davvero si intitola “My Religion is Kindness”?  Da dove vengono questi animali,  esibiti in un hangar vuoto, alcuni legati con un cappio di corda ad un chiodo nel muro?

Chi li ha visti? Chi non ha pensato che non dovevano essere lì? Chi si è interrogato sui loro pensieri, le loro emozioni? Chi ha apprezzato il bianco che li accomuna, specie diverse di animali bianchi?

Qualcuno si è domandato se fosse giusto esibirli come oggetti?

Sono bellissimi, e di certo la loro religione  – concetto umano, molto umano – è la gentilezza. O la bontà.

Come trattiamo i nostri fratelli non umani?

E se lo sarà chiesto, l’artista?

Lo vorrei tanto sapere, Paola Pivi, che cosa volevi mostrarci con la tua “installazione” vivente.Per fortuna non l’hai chiama Still Life. Per fortuna non è una Natura Morta.  O magari ora, che sto scrivendo, lo è, una natura morta.

Se la tua religione fosse la bontà, o almeno la gentilezza, o se non altro il rispetto di chi ti è diverso, avresti comunque fatto quest’opera?

Chissà se te lo sei chiesto.

La vera bontà dell’uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza. Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire il nostro sguardo) è il rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri.

(Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Mentre dagli aereoporti di Brescia e Verona non partiranno più i cargo carichi di cani beagle allevati per essere vivisezionati in giro per l’Europa, un ministro delle Malesia dichiara che gli animali sono stati creati da Dio per essere vivisezionati.

Il mercato della vivisezione si sta delocalizzando in Asia, dove le leggi più lasche e l’insensibilità per la sofferenza degli animali forniscono terreno fertile.

http://www.guardian.co.uk/world/2010/may/31/malaysia-minister-animal-testing

Me ne sto sdraiato sulla schiena disteso sotto un baldacchino di chilometri di testi e mezzo ubriaco provo paura di pensare a certi avvenimenti, a fatti terribilmente spiacevoli, a volte mi appare il nostro guardaboschi, come prese nella fodera rivoltata della manica una donnola sotto il basamento del capanno, e invece di ucciderla giustamente come punizione perché aveva mangiato i polli, il guardaboschi prese un chiodo e lo piantò nella testa della bestiola e la lasciò andare  la donnola lamentandosi corse per il cortile finché morì, altre volte mi viene come un anno dopo questo fatto il figlio del guardaboschi fu ucciso dalla corrente elettrica  mentre lavorava a una betoniera, ieri mi è apparsa di punto in bianco sotto il baldacchino la figura di un cacciatore il quale, quando sorprese da noi un riccio tutto raggomitolato, appuntì un paletto , e siccome un colpo di fucile sarebbe costato caro, piantò quel paletto nella pancia del riccio e in questo modo liquidò ogni riccio fino a quando si mise a letto con un cancro al fegato e per tutti i ricci agonizzò lentamente per tre mesi, raggomitolato, con un tumore nella pancia, finché morì…

(Bohumil Hrabal – Una solitudine troppo rumorosa)

– Quello che sto cercando di farti capire, – continuò lui, irritato – è che la carne che mangiavi pochi minuti fa è la stessa che sta provando a comunicare con noi quaggiù.

Il vodsel si curvò per terra, cancellando con la mano le impronte strascicate del suo furioso compagno. La sacca dello scroto svuotata, ancora sporca di sangue secco della castratura, oscillava avanti e indietro mentre lui spianava il suolo e spazzava via frammenti di paglia. Poi accostò una manciata di fili di paglia più lunghi e li unì insieme, li avvitò e li avvilupò per formare una bacchetta rigida, e iniziò a disegnare sul terreno.

– Guarda! – fece Amlis.

Isserley si voltò, angustiata, mentre il vodsel scarabocchiava conimpegno una parola di cinque lettere, avendo pure l’accortezza di disegnarle capovolte, in modo da renderle leggibili per chi si trovava dall’altra parte del recinto.

– Nessuno mi aveva detto che hanno una lingua, – si meravigliò Amlis, troppo stupefatto, sembrava, per arrabbiarsi. – Mio padre li descriveva sempre come vegetali che camminano su due gambe.

– Ma cosa significa? – insistette Amlis.

Isserley osservò il messaggio, che diceva PIETA’.

978880618314GRASotto la pelle chi c’è?

Isserly vaga per le Highlands scozzesi sola, in cerca di uomini. Non maschi, ma esseri umani da catturare e a cui verrà ammanito il trattamento che loro per tradizione riservano ad altri  animali considerati inferiori. Un libro che più che indagare sulla natura umana, indaga sulla natura di chi umano non è ma intrattiene scambi con il genere di Adamo – nel bene e nel male.

Una storia misteriosa che ci apre gli occhi su una realtà distopica: uno specchio deformante che rimanda alcune perculiarità umane su cui riflettere. E forse da modificare. 

Era l’uomo più bello che avesse mai visto. Familiare in modo quasi sconvolgente, come soltanto le persone famose riescono a essere, ma anche stranissimo, come se non l’avesse mai visto prima; le immagini della televisione e dei giornali, che ricordava a malapena, non trasmettevano nulla del suo fascino. Come tutti gli altri della loro razza ( a parte Isserley ed Eswiss, ovviamente) stava su quattro zampe nudo, con gli arti della stessa lunghezza e della stessa agilità. Aveva anche una coda prensile che, se aveva bisogno di tenere libere le mani anteriori, poteva utilizzare come quinto punto d’appoggio, stile treppiede. Il suo piede si stringeva delicatamente in un lungo collo, sul quale la testa, appoggiata come un trofeo, si estendeva in tre spigoli: le orecchie aguzze e il muso volpino. Aveva occhi grandi e perfettamente rotondi, posizionati al centro del volto, che era coperto da una peluria soffice, come tutto il resto del corpo.

 

Sotto la pelle, Michael Faber, Einaudi. Traduzione dall’inglese  di Luca Lamberti.

Titolo originale: Under the Skin

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