Le Cahiers antispécistes
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CA n°34 (in pubblicazione)
Gli animali-imballaggio
di David Olivier

Traduzione di Michela Pezzarini
Questo articolo è stato precedentemente pubblicato nel numero 103 della rivista Alternatives végétariennes di marzo 2011. Una versione più lunga è disponibile sul sito dei Cahiers antispécistes.

Una critica mossa frequentemente ai regimi alimentari vegetariani si basa sul loro bisogno di essere integrati di vitamina B12 che, presente in abbondanza nella carne, è di fatto praticamente assente nelle piante. Chi segue una dieta completamente vegetale deve infatti garantirsi un apporto regolare della vitamina attraverso il consumo di integratori o di alimenti arricchiti (alcuni succhi di frutta, corn flakes…). Anche gli ovo-lacto vegetariani ne hanno bisogno, considerando che in latte latticini e uova la B12 è presente solo in quantità irrisoria. La carenza di B12 può manifestarsi dopo molti anni ed essere causa di conseguenze irreversibili all’apparato nervoso. Anche se in forma lieve, nel tempo può danneggiare le arterie.

Tutto ciò è fonte di disagio per gli stessi vegetariani – che spesso non amano l’idea degli integratori alimentari – e fornisce argomenti alle critiche mosse dai medici. Il dottor Frank Senninger si pronuncia così: “Sicuramente è possibile integrare [la dieta veg], ma è ragionevole propagandare un regime alimentare incompleto?[1]”

La situazione è questa: i vegetariani devono prendere un supplemento di vitamina B12, direttamente o indirettamente, mentre chi mangia carne ha un’alimentazione “completa”, considerando che la B12 è naturalmente presente nella carne degli animali.

Ma è davvero così? Niente affatto, perché c’è un dettaglio di cui si parla poco.

A livello mondiale nel 2008 sono state prodotte, nelle fabbriche di quattro diverse aziende ( una francese, la Sanofi-Aventis, e tre cinesi) circa 35 tonnellate di vitamina B12[2]. Una quantità che equivale, grosso modo, a sei volte il fabbisogno nutrizionale della popolazione umana mondiale[3]. Dove va a finire tutta quella B12? Negli integratori destinati ai vegetariani? Devono davvero ingerirne in quantità industriali ed essere un’enorme moltitudine!

No davvero. La realtà è che solo una minima parte dell’intera produzione va a finire negli integratori. La gran parte serve per arricchire i mangimi destinati agli animali degli allevamenti.

Infatti la B12 è tanto poco prodotta dagli animali quanto dalle piante, essendo esclusivamente di origine batterica[4]. In natura è tipico che gli erbivori la ricavino dallo “sporco” presente negli alimenti di cui si nutrono. Al contrario, all’interno dell’ambiente controllato degli allevamenti intensivi questo non ha che un ruolo marginale. Il mangime somministrato al cosiddetto pollame viene sistematicamente arricchito di vitamina B12, come avviene per quello dato ai maiali [5]. E questa B12, come quella negli integratori per i vegetariani, è prodotta industrialmente per fermentazione, di solito a partire da colture di batteri geneticamente modificati[6].

Quella della B12 è una molecola grande e complessa, assorbita e utilizzata dagli animali, che la immagazzinano nella carne senza trasformarla. Le molecole di B12 che chi mangia carne ricava “in modo del tutto naturale” da un’alimentazione “completa”, sono soltanto trasportare dal corpo dell’animale. Provengono infatti dall’industria di quattro fabbricanti di livello mondiale, esattamente come le molecole di B12 che i vegetariani ingoiano in compresse.

Insomma: i vegetariani prendono in compresse la vitamina B12 prodotta industrialmente mentre le persone che mangiano carne prendono la B12 prodotta industrialmente e “imballata” negli animali.

Sia in Francia che nel mondo la gran parte del consumo di carne (pesci esclusi) è rappresentato dal gruppo dei volatili definiti “pollame” e dai maiali[7]. La situazione è lievemente diversa per quanto concerne i ruminanti (bovini e ovini), a cui non viene somministrata la vitamina B12 bensì un integratore di cobalto. All’interno del rumine di vacche, manzi, montoni e così via, avviene un processo di fermentazione mediante il quale i batteri producono B12 – a patto che dispongano di cobalto, che è un costituente fondamentale della molecola della vitamina[8]. Lo stesso vale per i cavalli, i conigli e i pesci d’allevamento. I sali di cobalto utilizzati sono tossici e maneggiarli può danneggiare la salute ma se ne autorizza comunque l’uso: di necessità virtù[9].

In questo caso la produzione di vitamina B12 può sembrare più naturale, avendo luogo per via batterica all’interno dell’apparato digerente degli animali, ma si tratta di un processo controllato e gli elementi chimici necessari sono forniti in quantità prestabilite: l’animale funge solo da reattore di fermentazione, prima di servire da imballaggio.

Il caso della B12 è particolarmente significativo perché la vitamina, di cui i vegetali sono privi, è emblematica dell’accusa mossa al vegetarismo – però non all’alimentazione carnea – di non essere un’alimentazione “completa”. Il medesimo schema si ripete inoltre per diversi altri nutrienti di cui si dice che la carne sia ricca. La carne è ricca di ferro: da dove viene questo ferro? Dall’integratore aggiunto alla dieta degli animali[10]. Delle proteine animali si decanta tanto la ricchezza in amminoacidi essenziali, per precisione la lisina e la metionina. Ebbene, la produzione destinata agli allevamenti avviene rispettivamente per fermentazione batterica e per sintesi chimica ed è una tra le maggiori attività produttive dell’industria biochimica, attualmente in forte espansione a livello mondiale[11].

Si potrebbe proseguire con il calcio, lo zinco, lo iodio, la vitamina D e così via: nell’allevamento gli integratori di ognuna di queste molecole sono garantiti. Ed è per questo che l’alimentazione carnea è “completa”: grazie alla massiccia presenza di integratori imballati nelle carni di esseri senzienti.

Da notare inoltre che l’animale-imballaggio perde, poiché solo una piccola parte dei nutrienti aggiunti alla sua alimentazione è ancora presente nel suo corpo al momento dell’uccisione. Ed è proprio per questo motivo, ad esempio, che attualmente l’industria produce una quantità di vitamina B12 sei volte superiore al fabbisogno mondiale della popolazione umana.

I vegetariani prendono integratori alimentari e così fanno i carnivori, senza (volerlo) sapere. La riluttanza ad accettare di prendere gli integratori alimentari si fonda spesso su un desiderio di “autenticità”. Qualunque sia il senso attribuito al termine, quale autenticità ci può essere nel nascondere i fatti? Se è necessario integrare la propria dieta, che almeno lo si faccia alla luce del sole, piuttosto che rivolgersi agli animali non umani per occultare le sostanze da integrare nelle loro carni.

L’idea degli integratori alimentari può piacere o meno, come possono piacere o meno l’industria chimica e i batteri geneticamente modificati – e queste sono di per sé questioni interessanti. Ma di fronte a chi rimprovera al vegetarismo l’indispensabile consumo di integratori, non è più una questione di schierarsi a favore o contro ma bisogna attenersi ai fatti. No, non è vero che sono i vegetariani che prendono gli integratori: si può anzi dire che ne prendono di meno, perché lo fanno direttamente, senza sprechi intermedi. I veri consumatori di integratori sono quelli che mangiano carne: è innanzi tutto per loro che l’industria sforna vitamina B12, aminoacidi, sali di cobalto, zinco, rame… Se l’argomento “integratori alimentari” ha un peso, è in favore del rifiuto di cibarsi degli animali.

Articolo pubblicato on-line il 24 marzo 2011
Note:

1: F. Senninger è autore di L’enfant végétarien, contro il vegetarismo in età infantile

2. Zhang Yemei, “New round of price slashing iin vitamin B12 sector. (Fine and Specialty)”, 1/2009

3. 35 tonnellate di B12 suddivise tra sei miliardi di esseri umani per 356 giorni fanno 16 microgrammi al giorno. Spesso la dose consigliata è di 2,4 microgrammi

4. i batteri non sono né animali né vegetali

5. Questa integrazione è autorizzata e sicuramente praticata, compreso l’allevamento bio. Cfr le norme della marca Bio Suisse

6. Cfr GMO Compass: “It may be assumed (…) that vitamin B12 is manufactures as a rule with the aid of genetically modified microorganisms.” I fabbricanti non sono molto generosi di informazioni su questo argomento.

7. secondo la voce “carne” di Wikipedia (fr) che si riferisce alle statistiche del ministero francese dell’agricoltura e della FAO, il “pollame” e i maiali nel 2008 rappresentano all’incirca il 60% del consumo di carne in Francia e il 75% a livello mondiale.

8. Ai vitelli destinati al macello si dà direttamente della vitamina B12

9. “Direttive scientifiche sull’utilizzazione dei composti di cobalto in forma di additivi nell’alimentazione animale”, EFSA 2009. Il documento fornisce delle indicazioni generali sulla B12 nell’allevamento.

10. Si vedano ad esempio le diverse tabelle per i vari animali in Carol Drogul e altri, Nutrition et alimentation des animaux d’élevage, vol.2, edizioni Educagli, 2004.

11. “Greater Process Avilability in Lesine Production”: “Methionine: Global Outlook – The Next Decade”